martedì 27 gennaio 2015

Hedonist! Hedonist!


del Guardiano del Faro


Ci sono osti che riempiono enormi bicchieroni di vetro con i sugheri della Bonarda e li espongono con orgoglio sui banconi della loro trattoria, chi colma enormi coppe Martini con i tappi del Prosecco nel loro wine bar, chi, più raffinato, fa delle pareti un museo di tavole di compensato su cui sono state incollate le capsule delle bottiglie di Champagne.


Poi c'è uno come Marco Viola, l'ostesteta che trasforma una parete in un troemp d'oeil fatto con le latte svuotate dal caviale, purificate. Caviale di ogni origine e qualità, così, per mandare un messaggio sufficientemente chiaro quanto colorato diversamente dal suo, il Viola.


Questo oste fuori dagli schemi vola alto, verso i vertici di ogni montagna, almeno apparentemente, mentre la sua maturità di ristoratore si sviluppa a  piccoli passi, quelli dei ricordi d'infante, dentro i gusti rassicuranti e primari di ogni bambino che ha vissuto intensamente e condiviso con piacere la cucina della nonna, per giunta emiliana, un plus per lui ormai ex pavese, ristoratore alassino adottato, non senza riserve da parte dei suoi colleghi.


I gusti pieni e rassicuranti di lassù sono qui riprodotti a tratti, mentre i sapori della Riviera non ricercati con ossessione, anzi, lasciati agli altri, al gusto e alle tradizioni degli altri. Ma un vero salmone selvaggio è un'altra cosa per tutti, per quelli che ne ricordano il sapore.

Soffice pane alle olive, ma sono i grissini alla cipolla a dominare il cestino
Dalla carta dei prodotti "non cucinati" svettano le migliori materie prime rintracciabili e conservabili. King crab, foie gras, manzo Wagyu, pata negra, Balik ... e poi quelli freschi: ostriche, gamberi e scampi, astici e aragoste. Tutto al top, così nessuno avrà nulla da dire sui prezzi, perché se hai casa ad Alassio l'ultima cosa che ti può preoccupare è il prezzo delle cose, caso mai la sua qualità, come quella della vita scelta da Marco Viola.


Champagne come se piovesse, con carta dedicata, e bilanciata scelta di vini fermi, conseguenza dei limitati spazi del locale, ideale boite haut de gamme per edonisti e crapuloni, di qui o d'altrove. Ne avevo già parlato l'anno scorso di questo posto, ringraziando il cielo che se ne sta ad oltre 50 chilometri dal faro, se no le già consunte riserve auree del faro sarebbero ancor più pericolosamente insidiate dai canti delle sirene del Viola.


Aneta, molto attenta al servizio
Anche quelle ci sono, due sirene in sala, la blonde et la brune, due da Krug Rosè,  perché Marco Viola non fa le cose a metà. Segno bilancia, con una buona stella che continua ad assisterlo. Edonista fino in fondo, senza compromessi, con quell'aria da passavo di qui per caso con l'orologio d'antan, per non far pesare nulla, come sanno fare quelli che il mondo lo considerano solo per la sua bellezza e la sua esclusività, che non vuol dire solo plateau royale ma anche parmigiana di melanzana o minestrone alla genovese.


Neppure il lato snobistico ha tralasciato di far passare attraverso i vetri di questa scatola di giochi per adulti, andando contro vento, nicchia incontaminata e autoimmune da ogni tipo di crisi economica o di pensieri. Hedonist! Hedonist! Ma non senza ratatouille, sformatini di verdure, minestrone alla genovese, parmigiana di melanzane e spaghetti all'amatriciana, ma cucinata con guanciale di pata negra e sfumato con regolamentare Champagne ... noblesse, che corre su musica da after hour milanese.

Mah, rivedere in due giorni consecutivi sul blog il format Armadillo Bar di Courmayeur e il metodo Viola di Alassio, due situazione molto diverse, diversamente edoniste, ma sicuramente di successo, si scambiassero pure le sedi, la musica, i piatti e i vini. Chissà, uno di questi giorni... per lo meno risparmierei il 22% su alcol e altri beni di prima necessità.

Tortino di broccoli e bagna cauda

Parmigiana di melanzane


Minestrone alla genovese

Come un'amatriciana, più che meno. Saturante

Bonet al Rum



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